16 Ottobre 2018
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SEBA MIANO NUOVO ALLENATORE DEL GROSSETO. L´INTERVISTA DI FRANCESCA LENZI

28-05-2018 22:07 - Prima Squadra
PIOMBINO. Proprio adesso che il neonato comitato #Stadioxtutti sta rimettendo a nuovo il vecchio e glorioso Magona, lui se ne va. Non si sa ancora dove. O meglio si sa, ma pare manchi ancora l´ufficialità e quindi si parla con il condizionale. Sebastiano Miano, dopo quattro anni nel Piombino (metà da giocatore, l´altra da allenatore), lascia la panchina nerazzurra. Questo è sicuro.

Dove andrà ad allenare la prossima stagione?

«Ancora non lo so con certezza. Ci sono stati dei contatti, non lo nego, con Gavorrano e, soprattutto Grosseto; ma ancora non è deciso nulla».

Però da Piombino va via di sicuro?

«Questo sì».

Come mai?

«Dopo due anni importanti a Piombino ho voglia di mettermi alla prova in una piazza importante come può essere Grosseto. Non ho problemi assolutamente con la dirigenza del Piombino. Anzi, voglio ringraziare il presidente Massimiliano Spagnesi, il direttore sportivo Enzo Madau e tutti gli altri collaboratori che mi hanno dato una mano ad allenare dei ragazzi fantastici. Nel calcio contano i risultati e sono stati positivi, grazie a giocatori come Gherardini, Fatticcioni, i fratelli Rocchiccioli e tutti gli altri ragazzi della rosa. Da giocatore, però, avevo degli obiettivi e li ho anche adesso da tecnico. Voglio crescere».

Quando ha deciso?

«Dieci giorni fa ho incontrato Spagnesi. Abbiamo parlato dei problemi organizzativi e societari avuti nel corso della passata stagione, e mi sono preso una settimana per decidere. A quel punto ho comunicato, seppur a malincuore, la mia scelta. Sono stato 4 anni a Piombino. Due da giocatore, altrettanti da mister. È andata bene, e va bene che finisca così adesso».

Non ha pesato il fatto economico?

«Assolutamente no. Con Spagnesi non ho nemmeno parlato di soldi».

Non c´è ancora l´ufficialità ma, dovendo scegliere, quale squadra preferirebbe?

«Grosseto. È la stessa categoria del Piombino, ma una piazza importante, che punta a vincere. Quest´anno non sono riusciti a salire in D, ma nella prossima stagione cercheranno senz´altro di far bene. Il fatto di essere uno dei profili che la società sta considerando come allenatore mi rende felice. A Piombino ho fatto bene negli ultimi due anni, e questo è merito di tutti».

Due anni diversi. Uno entusiasmante, l´ultimo travagliato.

«Già. Ci sono state difficoltà varie, alcuni giocatori andati via a dicembre, infortuni, a un certo punto sono anche rimasto da solo con i ragazzi, dopo che il preparatore atletico ha abbandonato. Non nego che anche i problemi dell´ultimo anno abbiano pesato sulla mia decisione. Vero è che tutto fa esperienza, e anche le difficoltà fanno crescere, e adesso mi sento di potermi misurare con altre realtà».

Da giocatore ha fatto 5 anni a Grosseto, dal 2001 al 2005, fra serie D e C1, e ben sette a Gavorrano, fino al 2014, quando è arrivato a Piombino, esordendo poi nel ruolo di allenatore. Cosa si aspetta di trovare di diverso adesso?

«Beh, a Grosseto l´ambiente sarà sicuramente diverso. Non voglio parlare male del Piombino, ma senza dubbio l´organizzazione sarà diversa».

Lo sa che, se dovesse finire nel Grosseto, lei così refrattario a parlare con i giornalisti dovrà essere presente alla conferenza stampa prevista alla fine di ogni partita?

«Già. Dovesse andare in porto con la società biancorossa, cercherò il modo di cancellare questa abitudine (ride, ndr). Scherzi a parte, mi adatterò come sempre alla situazione».

In famiglia le hanno dato consigli o pareri?

«A mia moglie Alessandra dispiace un po´, perché comunque lascia un ambiente dove si sta alla grande. No no, continueremo a vivere a Piombino, ma ovviamente non sarò più l´allenatore dei nerazzurri. Comunque è contenta per me, per la mia eventuale crescita e perché in questi anni ha visto in me le capacità per poter provare a fare qualcosa di diverso».

Suo figlio continuerà a giocare nel Piombino?

«Certamente. È anche un mio desiderio. Non mi sono lasciato male col Piombino, anzi voglio ringraziare la gente che ci ha seguito in questi due anni. Soprattutto nel primo, culminato con lo spareggio a Gavorrano, con una bellissima invasione nerazzurra».

Due anni belli ma intensi, soprattutto l´ultimo. Ha mai provato sconforto e voglia di lasciare?

«Sì. Dopo una sconfitta casalinga. Non ricordo quale. Venivamo già da altri 3-4 insuccessi e vedevo la squadra appiattita, come non avesse più stimoli. 18 giocatori però non si possono mandare via e allora di solito se ne va il mister. Volendo bene al Piombino, ho creduto giusto presentare alla società le mie dimissioni, rifiutate poi dal presidente. E alla fine ci siamo ricompattati ed è andata bene. In quell´occasione però ricordo con piacere i tanti messaggi di affetto ricevuti».

Faccia il nome del giocatore più importante in questi due anni.

«Non posso e non voglio fare classifiche. Sono stati tutti importanti, dal capitano Gherardini a Giuntoli, bimbo del 2002, che ho fatto esordire contro il Marina la Portuale. Sono stati tutti importanti e mi hanno aiutato a crescere».

Cosa augura al Piombino?

«Il meglio possibile. Adesso c´è anche questo comitato che sta aiutando il presidente. Sono genitori e volontari che puliscono e mettono a posto l´impianto. Una bella cosa a dimostrazione che tanti vogliono bene al Piombino».

Da avversario cosa proverà?

«È presto per dirlo, ma sicuramente rientrando al Magona qualcosa dentro mi bollirà. Sono legato alla squadra della mia città e non posso che esserne tifoso».

E a se stesso cosa augura?

«Da giocatore mi piaceva allenarmi, stare insieme ai compagni, sentire l´adrenalina che saliva in attesa della gara. Da mister amo la stessa cosa: fare l´allenamento e stare con i ragazzi. D´altra parte mi sento ancora un po´ giocatore, anche se non ce la faccio più a giocare (ride, ndr). In ogni caso, spero di riuscire a fare bene. Sicuramente le difficoltà non mancheranno, ma metterò il cuore per qualsiasi società andrò ad allenare».

Come possiamo chiudere questa intervista?

«In un modo soltanto: alé Piombino alé!»

F.Lenzi

Dalla società, staff e tifosi un sincero in bocca al lupo per la carriera, sperando di rivederlo sulla panchina nerazzurra.


Fonte: Il Tirreno

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